STATEMENT

Artist Statement

My research starts from landscape photography, but already at the conclusion of the first project (Hotel Fortuna, 2015) I felt the need to experiment with other ways of portraying places, that is, to create my own “geoiconographies”, studies aimed at developing a presentation strategy that is different and peculiar to the chosen subject each time.

I have therefore come to describe places, geographical and not, and always linked to my life, through common objects and above all food (individual foods or cooked dishes) photographed in still life using now, after several years of LED lamps, sunlight entering through the studio windows. A different light every day, because it is astronomically unrepeatable.

Still-life photographs are often organized within “photographic plates” that also use text and that reproduce compositional schemes from different cultural fields: historical-artistic but also technical-scientific and commercial. I have described Reggio Emilia through an editorial layout in the two editions of Handbook of a Town (2016 and 2025), Sardinia through the organization of the contents of the nineteenth-century engravings in Sardinian Game (2018), the Tuscan village of Palaia (0000,00, 2020) with a booklet that has the size and spirit of Twentysix Gasoline Stations by Ed Ruscha, and Bologna via the (sometimes bizarre) conceptual links of the police message boards in Queen (in preparation).

Antiquarian drawings of antiquities were the model for the photographic plates of Nouvelles Antiquités (completed in 2025 after several years of work), a project dedicated to the many finds and places investigated by archaeological practice. In my research, the archaeology of university studies had already emerged in 2017, with the landscape photographs of V Style – Style of Suggestions, inspired by Pompeian painting. It, but also the ancient theatre, are the basis of Domus, a project currently under construction which has as its object my favourite place, the house. Azulejos (2021) refers to another chapter in the history of ancient and modern art, whose two white and blue panels are portions of walls covered with the precious Iberian tiles of the same name (made by me with men’s handkerchiefs).

In Life on Art (2019), which will be restored in 2026, the compositional model is that of the art exhibited in the gallery: the photographs in fact portray assemblages and pseudo-assemblages created for the sole purpose of taking the photographic shot. Finally, pseudo-landscape photographs are the images from Tea Mountains (2020): nothing strange, I often see landscapes here and there, as the “Natural Landscape” section of the two Handbooks of a Town well exemplifies.

In my work, foods and artifacts, very common and cheap, are metaphors of users and consumers. Bringing these elements into illustrious and refined contexts that often presuppose in-depth knowledge is, for me, a way to affirm the importance, value, and dignity of all lives and individuals, believing ultimately, firmly, in equality alone. Conversely, redoing works of recognized traditions and knowledge with elements of everyday life does not mean lowering their intellectual level but rather hoping for an increasingly widespread understanding, in the belief that the dissemination and sharing of knowledge are an indispensable prerequisite for a more equitable and self-aware society.

Communicating political messages of collective interest is a primary necessity for me, and some projects go more specifically than the generic concept of equality, and future ones will do the same. In Sardinian Game (2018) I denounced the ferocity of summer seaside tourism to which Sardinia is subject, while the new radical edition of Handbook of a Town (2025) is dedicated to geographical and cultural identities, which can change and add up over time, with the hope that all foreigners who wish to be given the opportunity to acquire (also) an Italian identity. Finally, Fakespace (in preparation) will shine a beacon on the new space imperialism of great nations, often contracted out to equally power- and money-greedy private individuals.

/ Ita

Artist Statement 

La mia ricerca inizia dalla fotografia di paesaggio, ma già alla conclusione del primo progetto (Hotel Fortuna, 2015) ho sentito il bisogno di sperimentare altri modi per ritrarre i luoghi, cioè per realizzare le mie “geoiconografie”, studi che ogni volta elaborano una strategia di presentazione diversa peculiare al soggetto. 

Sono giunta pertanto a raccontare i luoghi, geografici e non, e sempre legati alla mia vita, attraverso gli oggetti comuni e soprattutto il cibo (singoli alimenti o piatti cucinati) fotografati in still-life utilizzando ora, dopo anni di lampade led, la luce solare che entra dalle finestre dello studio. Una luce differente ogni giorno, perché astronomicamente irripetibile.

Le fotografie in still-life vengono sovente organizzate all’interno di “tavole fotografiche” che utilizzano anche il testo e che riproducono schemi compositivi di ambiti culturali molto diversi: storico-artistici, ma anche tecnico-scientifici e commerciali. Ho descritto Reggio Emilia attraverso un layout editoriale nelle due edizioni di Handbook of a Town (2016 e 2025), la Sardegna attraverso l’organizzazione dei contenuti delle incisioni ottocentesche in Sardinian Game (2018), il borgo toscano di Palaia (0000,00, 2020) con un libretto che ha le dimensioni e lo spirito di Twentysix Gasoline Stations di Ed Ruscha, e Bologna tramite i collegamenti concettuali (talvolta bizzarri) delle bacheche investigative in Queen (in preparazione). 

I disegni antiquari di antichità sono stati il modello per realizzare le tavole fotografiche di Nouvelles Antiquités (terminato nel 2025 dopo vari anni di lavoro), progetto dedicato ai tanti reperti e luoghi indagati dalla pratica archeologica. Nella mia ricerca, l’archeologia degli studi universitari aveva già fatto capolino nel 2017, con le fotografie di paesaggio di V Stile – Stile delle suggestioni, ispirate alla pittura pompeiana. Quest’ultima, assieme al teatro antico, sono alla base di Domus, progetto in fase di realizzazione sul mio luogo dell’anima, la casa. A un altro capitolo della storia dell’arte antica e moderna fa invece riferimento Azulejos (2021), i cui due pannelli bianco e blu sono porzioni di pareti ricoperte dalle omonime preziose piastrelle iberiche (che io ho ricreato con fazzoletti da uomo).

In Life on Art (2019), in restauro nel 2026, il modello compositivo è quello dell’arte esposta in galleria: le fotografie ritraggono infatti assemblage e pseudo-assemblage realizzati al solo fine di fare lo scatto fotografico. Pseudo-fotografie di paesaggio sono infine le immagini di Tea Mountains (2020): nulla di strano, a me capita spesso di vedere  qua e là dei paesaggi, come ben esemplifica la sezione “Natural Landscape” dei due Handbook of a Town.

Nel mio lavoro, i cibi e i manufatti, sempre comuni e accessibili, sono metafore di fruitori e consumatori. Portare questi elementi in contesti illustri e raffinati che spesso presuppongono conoscenze approfondite, è per me un modo per affermare l’importanza, il valore e la dignità di tutte le vite e di tutti gli individui, credendo in ultima istanza, fermamente, nella sola uguaglianza. Viceversa, rifare con elementi della vita di tutti i giorni realizzazioni proprie di tradizioni e saperi riconosciuti non significa abbassarne il livello intellettuale, ma auspicarne una comprensione sempre più capillare, nella convinzione che la diffusione e la condivisione delle conoscenze siano indispensabile premessa di una società più giusta e consapevole.

Veicolare messaggi politici di interesse collettivo è per me una necessità primaria e alcuni progetti vanno più nello specifico rispetto al concetto generico di uguaglianza e così faranno quelli futuri. In Sardinian Game (2018) ho denunciato la ferocia del turismo balneare estivo cui è soggetta la Sardegna, mentre la nuova radicale edizione di Handbook of a Town (2025) è dedicata alle identità geografiche e culturali, che nel tempo possono cambiare e sommarsi, con l’auspicio che a tutti gli stranieri che lo desiderano sia data la possibilità di acquisire (anche) un’identità italiana. Infine, Fakespace (in preparazione) accenderà un faro sul nuovo imperialismo spaziale delle grandi potenze, spesso appaltato a privati altrettanto ingordi di potere e denaro.